Marco Leti's Blog

8 novembre 2009

PENSIONE PER INVALIDITÀ CIVILE E ASSEGNO DI ACCOMPAGNAMENTO

Filed under: Benvenuto — marcoleti @ 3:30 pm

PENSIONE PER INVALIDITÀ CIVILE E ASSEGNO DI ACCOMPAGNAMENTO La pensione concessa agli invalidi civili al 100% viene definita, diversamente dal pensiero comune, non pensione di invalidità, ma pensione di inabilità (art.12 L.n.118/71), per distinguersi dall’assegno mensile di assistenza concesso invece agli invalidi civili cui è stato riconosciuto un grado di invalidità superiore al 74% ma inferiore al 100% (art.13 L.n.118/71). La differenza tra i due istituti è importante non solo relativamente ai benefici e agli effetti, ma anche sui requisiti che la legge richiede per il riconoscimento del beneficio economico, che sono differenti per entrambi gli istituti. Tali requisiti saranno oggetto di altra discussione, in tale sede preme evidenziare invece le differenze tra la pensione di inabilità e l’assegno di accompagnamento in quanto troppo spesso si pensa erroneamente che il riconoscimento dell’invalidità nella misura del 100% comporti automaticamente o quasi il riconoscimento dell’ulteriore beneficio economico dell’assegno di accompagnamento. Le cose non stanno così. Innanzi tutto, non si deve parlare di assegno di accompagnamento (o semplicemente accompagno) ma di indennità di accompagnamento. Ebbene, si definisce indennità di accompagnamento (art.1 L.n.18/80) quella provvidenza economica che può essere riconosciuta al soggetto invalido civile al 100% che abbia, come ulteriore e peculiare requisito, necessità di assistenza continua. La legge però non parla di un concetto generico, in quanto interviene a definire cosa debba intendersi per necessità di assistenza continua. Tale necessità deve infatti concretarsi o nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o nella impossibilità di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Già si nota, quindi, come un soggetto riconosciuto invalido al 100% ma che possa autonomamente, anche se con difficoltà, deambulare ovvero compiere gli atti quotidiani della vita, non abbia diritto alla provvidenza in discorso. Ma vediamo più nel dettaglio come si intendono i due sotto-requisiti suddetti. Quanto al concetto “impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” questo sussiste, secondo l’orientamento della Magistratura, in ogni ipotesi in cui la condizione fisica comporti un difetto di autosufficienza determinato dalla deambulazione particolarmente difficoltosa e limitata nello spazio e nel tempo, purché lo stesso sia talmente grave da comportare grave pericolo, anche in relazione ad un’incombente e concreta possibilità di caduta e, quindi, da richiedere il permanente aiuto di un accompagnatore (“Invalidità & handicap” – “Il Sole 24 Ore”). Già il Ministero della Sanità, con Circ. prot. 500.6 del 17 marzo 1986, indicava il criterio cui attenersi per la concessione del beneficio in discorso, definendo la non deambulazione come impossibilità o incapacità a svolgere la complessa funzione neuromotoria della deambulazione. Continuava specificando che, in particolare, è da intendersi non deambulante l’invalido che non possiede o ha gravemente alterata tale funzione o non è in grado di controllarla perché affetto da forme neuropsichiche (“Invalidità & handicap” – “Il Sole 24 Ore”). Quanto al concetto “impossibilità di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita” si tratta, innanzi tutto, di un requisito alternativo a quello della non deambulazione. Secondo il Ministero della Sanità, con la Circ. prot. 500.6 del 4 dicembre 1981, per atti quotidiani della vita sono da intendere quelle azioni elementari che espleta quotidianamente un soggetto normale di corrispondente età e che rendono il disabile, che non è in grado di compierle, bisognevole di assistenza (Invalidità & handicap” – “Il Sole 24 Ore”). La Circ. n.14/92 del Ministero del Tesoro ha fornito un elenco esemplificativo di tali attività, quali ad esempio, spostamento nell’ambiente domestico, conoscenza del valore del denaro, vestizione, nutrizione, orientamento spazio-temporale, possibilità di cucinare, igiene personale, lettura, ecc.. Anche la Magistratura (Sent.Cass.n.88/2005) è intervenuta sul punto, in particolare sottolineando l’importanza della cadenza quotidiana e non occasionale del comportamento, specificando che l’impossibilità di compiere una pluralità di atti, privi della quotidianità, non determina l’esistenza del requisito in esame, mentre l’impossibilità a compiere anche un solo atto, che abbia però la cadenza quotidiana, può integrare il requisito della impossibilità di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, necessario (in assenza di quello della impossibilità alla deambulazione) per la concessione del beneficio. Ebbene, quando l’impossibilità di compiere tali atti quotidiani della vita è tale da alterare il rapporto con la realtà quotidiana e da determinare l’esigenza di un’assistenza continua, è concretizzato il requisito richiesto dalla legge. Il requisito in parola, pertanto, è più elastico rispetto a quello precedente relativo alla non deambulazione, in quanto il suo accertamento e riconoscimento richiede l’impossibilità di compiere una serie di atti e funzioni tale da “alterare il rapporto del soggetto con la realtà quotidiana”, quindi l’incapacità (per la sussistenza del requisito) non può calcolarsi in base al numero degli atti giornalieri, ma in base alla loro natura ed incidenza, soprattutto con riferimento alla salvaguardia della dignità della vita e della persona. Pertanto, anche l’incapacità a svolgere un solo tipo di attività può, per la sua rilevanza, determinare la necessità di assistenza quotidiana (Sent.Cass.n.13362/03). A conclusione del lavoro si ricorda che mentre per la pensione di inabilità si richiede anche che il soggetto invalido abbia un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e non superi determinati limiti di reddito, per usufruire dell’indennità di accompagnamento non sono previsti né limiti di età né limiti di reddito, è però prevista come causa di esclusione la circostanza che l’invalido sia ricoverato gratuitamente in strutture pubbliche. Avv. Tania Della Bella

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