Marco Leti's Blog

22 dicembre 2009

PROVVIDENZE ECONOMICHE A FAVORE DEGLI INVALIDI CIVILI

Filed under: Benvenuto — marcoleti @ 3:21 pm

 

Nello scorso articolo abbiamo esaminato la differenza tra la pensione di inabilità e l’assegno di accompagnamento. Oggi trattiamo di assegno mensile di assistenza e pensione di inabilità.

L’assegno mensile di assistenza agli invalidi civili è stato istituito dall’art.13 L.118/1971 che prevede l’erogazione della provvidenza a favore di coloro i quali siano stati riconosciuti dalla commissione sanitaria con un grado di invalidità (D.Lgs. n.509/98) superiore al 74%. Tuttavia per usufruire del beneficio non è sufficiente il riconoscimento del suddetto grado di invalidità in quanto la legge richiede ulteriori requisiti, ovvero determinati limiti di età e di reddito del beneficiario. Vediamo nel dettaglio.

Limiti di età: l’età della persona deve essere compresa tra i 18 e i 65 anni,

limiti di reddito: il reddito del beneficiario deve essere al di sotto di precisi limiti stabiliti ogni anno dall’INPS, attualmente sono gli stessi limiti previsti per l’erogazione dell’assegno sociale. Il reddito da prendere in considerazione è solo quello individuale, senza che possa tenersi conto del reddito percepito dagli altri componenti del nucleo familiare. Inoltre, concorrono alla determinazione del reddito solo quelle partite di reddito rilevanti ai fini IRPEF, con la conseguenza che tutto ciò che non concorre a determinare l’imponibile IRPEF non va considerato nemmeno ai fini della determinazione del limite di reddito utile per usufruire dell’assegno di invalidità. Ad esempio non si calcola il reddito derivante dalla casa di abitazione.

Tali presupposti sono essenziali affinchè sorga il diritto alla prestazione economica dell’assegno.

Ma i requisiti essenziali per poter ottenere il pagamento dell’assegno di invalidità non terminano qui. Infatti, la legge richiede l’ulteriore condizione dell’incollocazione al lavoro. Infatti, a differenza di altre prestazioni per invalidità civile, per le quali è indifferente che l’invalido eserciti o meno un’attività lavorativa e salvi eventuali limiti reddituali, per ottenere quella in discorso l’invalido civile parziale (invalidità di grado superiore al 74%) deve dimostrare di essere incollocato al lavoro, ovvero di non essere disoccupato per aver rifiutato un posto di lavoro al quale sia stato chiamato in base alle disposizioni sul collocamento obbligatorio (Guida Pratica Invalidità & Handicap – Il Sole 24 Ore -). Tale requisito si ritiene soddisfatto allorchè l’invalido, inscritto nelle liste speciali del collocamento, quindi in tal modo avendo rispettato l’obbligo di cercare un’occupazione compatibile con le proprie condizioni fisiche, non sia riuscito a trovare un impiego, o comunque un impiego che superi le 20 ore settimanali. Si precisa che per gli studenti maggiorenni che non siano ancora iscritti al collocamento, il requisito viene ugualmente rispettato con la certificazione della frequenza scolastica (Circ. INPS n.157/02).

E’ di particolare importanza ricordare che gli invalidi civili parziali, che usufruiscono della provvidenza dell’assegno mensile, hanno l’obbligo, entro il 31 marzo di ogni anno, di comunicare all’INPS, all’ASL oppure al Comune territorialmente competenti, la dichiarazione di responsabilità, ovvero una dichiarazione con cui si attesta la permanenza dell’iscrizione nelle liste speciali di collocamento al lavoro. In caso contrario l’Amministrazione effettuerà delle verifiche sulla sussistenza dei requisiti e, laddove ravvisi la mancanza o la cessazione anche di uno solo di essi, la persona potrà essere obbligata alla restituzione di quanto indebitamente percepito.

Abbiamo sopra riportato il requisito dell’età, affermando che per usufruire dell’assegno mensile l’invalido deve avere un’età compresa tra i 18 e i 65 anni. Ma cosa accade al raggiungimento del 65° anno? L’art.19 L.118/71 sancisce che, automaticamente, la persona comincerà a percepire, in sostituzione dell’assegno di assistenza (o della pensione di invalidità) l’assegno sociale. Inoltre, per coloro che erano titolari dell’assegno di assistenza (o della pensione di invalidità), i requisiti dell’assegno sociale e l’importo mensile della provvidenza non seguono la disciplina generale dettata in materia di assegno sociale, ma si continua a seguire la normativa dettata in favore del soggetto invalido, ovvero quella dell’assegno di assistenza per invalidità civile (ovvero quella della pensione di inabilità). Vi è però un limite in quanto è vietato il cumulo tra assegno sociale (seppure derivante dalla suddetta conversione) e altre provvidenze economiche per invalidità a carico di qualsiasi Ente. L’interessato in questo caso ha facoltà di opzione, potendo scegliere il trattamento che preferisce.

Passiamo ora all’esame della pensione di inabilità, quindi esamineremo i requisiti che la differenziano dall’assegno mensile di assistenza.

La pensione di inabilità per invalidità civile è stata istituita dalla L.118/71, articolo 12, ed è riconosciuta alle persone di età superiore agli anni 18 nei cui confronti la commissione medica abbia riconosciuto un grado di invalidità permanente e totale, ovvero pari al 100%. Un grado di invaldità minore può dare diritto alla provvidenza esaminata in precedenza.

Vediamo ora i requisiti per ottenere il beneficio.

Quanto al requisito dell’età la legge richiede anche in questo caso che l’invalido abbia un’età compresa tra i 18 e i 65 anni: anche in questo caso al raggiungimento del 65° anno di età cessa la corresponsione della pensione, che si tramuta automaticamente in assegno sociale (come già sopra detto i requisiti rimangono però quelli previsti per ottenere la pensione di inabilità).

Relativamente al reddito del beneficiario, anche qui la legge richiede che l’invalido non superi determinati limiti reddituali. Tuttavia i limiti sono diversi da quelli previsti per ottenere l’assegno mensile di assistenza. In tale caso non sono ancorati ai limiti stabiliti per usufruire dell’assegno sociale ma sono stabiliti in via autonoma, anno per anno, dall’INPS, con proprie circolari. Anche in tal caso si deve considerare il solo reddito dell’invalido e non del nucleo familiare.

La provvidenza in esame viene erogata anche se l’invalido è ricoverato in case o istituti di riposo (abbiamo già visto che invece cesserebbe la corresponsione dell’assegno di accompagnamento) ed è cumulabile con altre provvidenze (art.3 L.407/1990).

Avv. Tania Della Bella

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